La (famosa) marcia atopica.

14 ott 2014

La marcia atopica

Di:
Stefania Miglietta

L’atopia è una malattia che può coinvolgere pelle e vie respiratorie complicando in modo importante la qualità della vita dei pazienti. In effetti, spesso, lo sviluppo di asma, rino-congiuntivite allergica o allergia  alimentare (Ig-E mediata) sono preceduti dalla comparsa di eczema atopico, in un contesto di familiarità.

Sono le cosiddette forme estrinseche (70% dei casi), associate ad alti livelli di IgE o sensibilizzazione allergica verso allergeni alimentari e/o ambientali. E’ un “percorso” in cui il bambino con dermatite atopica raggiunge via via nuovi aggiuntivi “traguardi”. E’ chiaro che questi traguardi non sono proprio dei successi per la salute dei piccoli.

E allora nasce l’esigenza di individuare strategie per invertire questa marcia atopica e prevenire l’insorgenza di sintomi respiratori e allergie alimentari. A che livello si manifesta la malattia atopica è il risultato di fattori genetici ed ambientali, questi ultimi importanti nel giustificare l’aumento di allergia e asma degli ultimi anni. Non sappiano se intervenga prima la sensibilizzazione allergica (con o senza sintomi) o i sintomi allergici (anche in assenza di sensibilizzazione). E’ quindi difficile stabilire il livello di prevenzione.

Quali fattori influenzano il rischio di progressione e come invertire la marcia? Dove possiamo agire?

Familiarità: non possiamo agire... o almeno non ancora.

La familiarità aumenta il rischio di atopia. Un bambino ha il 10% di rischio di sviluppare atopia: si passa al 30-50% se sono presenti uno o più familiari allergici. Inoltre, l’alterata funzione della barriera epidermica negli atopici (alterazioni dello strato corneo, delle proteine strutturali, dei lipidi, delle giunzioni tra le cellule..) è cruciale nella progressione verso l’asma allergico. Sono state indentificate mutazioni genetiche che favoriscono tale difetto (a carico del gene SPINK5, del gene per la Filaggrina, del gene per la corneodesmosina CDSN) attraverso l’infiammazione cutanea e mucosale. Tuttavia il nostro corpo è talora in grado di compensare attraverso meccanismi differenti questi difetti determinando un miglioramento clinico anche a dispetto delle sensibilizzazioni allergiche che favorirebbero l’atopia.

La predisposizione familiare sembra esprimersi anche attraverso un passaggio di antigeni, anticorpi e citochine materne attraverso la placenta. Si pensa che già nella vita intrauterina si possa realizzare la sensibilizzazione allergica.

Lo indicherebbero:

  • il rapporto degli anticorpi IgE/IgG e la presenza di citochine nel sangue materno nel terzo trimestre di gravidanza
  • la quantità di IgE presente a livello del cordone ombelicale
  • la precoce presenza di allergeni/antigeni, IgG e IgE a livello del liquido amniotico

Che significato dare a questi riscontri e la loro utilità a scopo preventivo, tuttavia, non è ancora chiaro.

Possiamo agire sulla mamma?

In passato si pensava che eliminare dalla dieta materna alcuni alimenti allergizzanti durante gravidanza/allattamento potesse proteggere dal rischio di allergia. Oggi si ritiene possa addirittura avere effetti negativi sulla crescita del feto.

Oggi si pensa che:

  • L’allattamento esclusivo materno per 4 mesi riduca il rischio di allergia alle proteine del latte vaccino nei primi 18 mesi di vita, di dermatite atopica fino a 3 anni e di wheezing (respiro con fischi e sibili) ricorrente e asma fino a 6 anni.
  • L’introduzione di proteine eterologhe (proteine del latte materno oppure formule idrolisate tipo eHF) nell’alimentazione possa essere protettiva rispetto allo sviluppo di allergie alle proteine del latte vaccino e dermatite atopica.
  • L’introduzione tardiva (oltre il 6^ mese) di alimenti solidi nello svezzamento non abbia ha un ruolo protettivo verso lo sviluppo di dermatite atopica e sensibilizzazione allergica. Non c’è chiarezza pero sull’introduzione prima del 4^ mese. Secondo alcuni autori, inoltre, eliminare alimenti allergizzanti (uovo, latte vaccino, pesce, arachidi, soia) durante l’allattamento e fino all’anno di vita può ridurre il rischio di malattia allergica nei primi due anni di vita.

Arricchire la dieta con supplementi protegge?

  • Nella dermatite atopica sembra esserci un lieve difetto enzimatico del metabolismo degli acidi grassi n-6-polinsaturi (PUFA) con conseguente alterazione dell’epitelio. Utile l’integrazione quindi.
  • Introdurre acidi grassi n-3 PUFA nella seconda metà della gravidanza sembra ridurre il rischio di infiammazione allergica. Non è chiaro il ruolo sulla prevenzione della sensibilizzazione, pur prevenendo il wheezing.
  • Dati discordanti sul supplemento di antiossidanti in gravidanza (vitamina C, E, selenio, carotenoidi).
  • Il supplemento di probiotici (lactobacillus GG) nella dieta materna delle ultime 4 settimane/allattamento e primi 6 mesi di vita del bambino riduce il rischio di sviluppare eczema, ma non modifica il rischio di sensibilizzazione allergica.

Profilassi ambientale: qui possiamo intervenire

  • Ridurre l’esposizione agli allergeni “indoor” (soprattutto acari della polvere) dalla nascita e secondo alcuni anche durante il periodo di gestazione è utile per ridurre il rischio di wheezing severo, tosse notturna e rinite, ma non sembra ridurre oltre l’anno di vita il rischio di sensibilizzazione, wheezing moderato, tosse o dermatite atopica.
  • Gli allergeni “outdoor” (pollini, spore fungine, soprattutto da Alternaria) incidono in misura inferiore.
  • Ridurre l’esposizione al fumo di sigaretta (genitori, in particolare la madre) limita il rischio di wheezing e asma fino a 6 anni di età. L’esposizione domestica correla con la gravità e la frequenza dei sintomi e favorisce anche la sensibilizzazione ad altri allergeni inalanti indoor, il danneggiamento delle vie respiratorie, l’aggravamento e la riacutizzazione dei sintomi.
  • Allontanare gli animali domestici? Dubbia utilità. Sicuramente utile in caso di comprovata sensibilizzazione, nei non sensibilizzati si ipotizza addirittura un ruolo protettivo.
  • Inquinanti aerodispersi da inquinamento atmosferico associati ad allergeni sia “indoor” che “outdoor” favoriscono la comparsa di allergia e asma.

La terapia

  • La terapia farmacologica precoce è da considerate prevenzione? Si, nel controllare l’infiammazione e la severità della malattia. L’utilizzo di antistaminici, glucocorticoidi nasali in spray, antileucotrienici riduce lo stato infiammatorio cutaneo e mucosale, ma non può prevenire la migrazione in toto delle cellule infiammatorie a livello delle vie respiratorie ed impedire la progressione verso asma. Speranze a tal riguardo sono alimentate dagli H4-antagonisti che sembrano avere una maggiore potenzialità immunomodulatoria. Gli antileucotrienici, efficaci quanto gli antistaminici, sono utilizzati in associazione agli altri sintomatici, ma non influenzano la capacità ventilatoria e non si possono considerare uno strumento particolarmente efficace nell’invertire la marcia atopica.
  • L’Immunoterapia specifica (ITS) è molto utile per ridurre la malattia allergica da inalanti (pollini, epiteli animali, acari della polvere...). In pazienti con rinite allergica riduce il rischio di asma. E’ allo studio la possibilità di trattare per via sublinguale pazienti ancora non sensibilizzati creando uno strumento affidabile di prevenzione primaria.

Il futuro?...ridurre l’infiammazione allergica

In tutte le manifestazioni allergiche i tessuti coinvolti (pelle, mucosa respiratoria o gastrointestinale) sono infiammati. L’infiammazione atopica è spesso, ma non sempre, associata alla produzione di IgE specifiche verso allergeni alimentari o respiratori e maggiore ( e precoce) è il coinvolgimento della pelle, maggiore sembra il rischio di comparsa degli altri livelli di atopia e la loro severità.

Ma cosa genera l’infiammazione?

Oggi grande attenzione è posta verso una molecola, la citochina TSLP (Thymic stromal lymphopoietin), prodotta durante la sensibilizzazione allergica a livello dei cheratinociti e di altre cellule epiteliali (monociti e cellule dendritiche CD11c+). Sembra che aumentati livelli nel siero e nei tessuti possano correlare con lo sviluppo precoce di sensibilizzazione agli allergeni ambientali e conseguente infiammazione allergica. Alcuni ipotizzano un ruolo anche nel prurito degli atopici.Conferme al suo ruolo spiegherebbero perché trattare solo le vie aeree per prevenire l’asma non sia una strategia sempre sufficiente. Potrebbe essere invece utile bloccare la produzione di questa molecola a livello cutaneo per prevenire e limitare sia il coinvolgimento cutaneo che quello respiratorio, bloccando la Marcia!

 

Bibliografia

Frati F, Incorvaia C. Aerobiologia e allergeni stagionali. Capitolo 6: la marcia allergica nella sensibilizzazione ad allergeni pollinici.

Gelmetti C. La scuola dell’atopia. Springer, 2007.

Tsilochristou OA, Douladiris N et al. Pediatic Allergic Rhinitis and Asthma: can the march be halted? Pediatr

Drugs 2013; 15: 431-440.

Spahn JD, Covar R . J Allergy Clin Immunol 2008; 121: 548-57

Fonte: http://myskin.it/blog/la-marcia-atopica